Mar 05

Ho sempre pensato che i prodotti biologici certificati costassero di più perchè inevitabilmente la produzione senza pesticidi è sensibilmente più ridotta e perchè la coltivazione senza diserbanti implica una maggiore manodopera … e invece c’è di più !

Come funzionano le certificazioni in Italia ?

Il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali in collaborazione con le Regioni autorizzano gli organismi di controllo a rilasciare , dopo accurate valutazioni , le certificazioni .

Ma chi paga l’organismo di controllo ? Il Ministero , direte voi?! E invece no…l’organismo di controllo è pagato annualmente dall’azienda agricola che ha fatto richiesta della certificazione . Al di là di un possibile conflitto di interesse , trovo quasi paradossale che un’azienda agricola debba pagare per poter dimostrare che fornisce un servizio sostenibile , invece di essere tutelata e avvantaggiata .

La cosa che proprio non concepisco , non è tanto la quota annuale ( che comunque incide sui prezzi finali dei prodotti , perchè oscilla da 200 a 500 euro annui , in base al tipo di attività e all’estensione ..) ,perchè , se non è il Ministero a sovvenzionare  , qualcuno dovrà pure pagare questi organi , ma  è la percentuale sulle vendite ( generalmente l’1% ) che proprio non digerisco ! Questi organi si “beccano” pure una parte del frutto del lavoro dell’azienda !

 Poi è normale che un’azienda certificata venda una bustina di semi a 5 euro!

Ad ogni modo , da consumatori , prima di acquistare un prodotto che viene venduto come biologico certificato , leggere sempre bene le etichette ( in realtà le etichette vanno lette con attenzione sempre!) e cercare il nome dell’ente che ha rilasciato il certificato , perchè la “bio-truffa” è sempre in agguato !

La lista sempre aggiornata degli organismi autorizzati al rilascio dei certificati è consultabile on line sul sito della S.I.N.A.B (Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica ) , realizzato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e le Regioni .

Approfondimenti :

BioBank.it : Controlli e certificati come sistema

Mar 02

Nella mia cucina l’unico prodotto che non manca mai è il Tabasco , la mitica salsa piccante .

Personalmente trovo che stia bene su tutto , dai legumi , alla pasta , dalle verdure …alla frutta ! :) Si,si…proprio la frutta !!!

Consiglio vivamente di provarlo sull’anguria molto fredda : l’asprigno del tabasco viene addolcito dall’anguria e la piccantezza viene seguita dalla freschezza del frutto …davvero da provare!

Il nome “Tabasco” deriva dalla varietà di peperoncini utilizzata . Io , in realtà , ho utilizzato il peperoncino di Cayenna , che tuttavia hanno lo stesso valore nella scala di Scoville ( unità di misura della “piccantezza” ).

La ricetta originale , dunque , prevede l’utilizzo di peperoncino “Tabasco” ed anche una macerazione degli ingredienti in botti di quercia per tre anni ed un invecchiamento del composto in nuove botti per qualche settimana .

Dal momento che credo che nessuno abbia in casa botti di quercia , ma nemmeno tre anni di paziente per l’attesa..di seguito riporto la ricetta riveduta e corretta che ho trovato su Wikipedia !

Occorrente :

- 640 grammi di peperoncini freschi e ben maturi

- 20 grammi  di sale grosso

- 20 cl di aceto di vino bianco

La preparazione è molto semplice : bisogna lasciare in macerazione per almeno un mese i peperoncini (semi inclusi) ben tritati con il sale in un recipiente sterile e chiuso con un tovagliolo . Dopo il primo mese di macerazione ( l’ideale sarebbe  anche per un periodo più lungo ), si trasferisce il composto in un nuovo recipiente sterile e si aggiunge l’aceto . Dopo una settimana , si può filtrare il composto , eventualmente si corregge di sale e si ripone in frigo .

Io l’ho fatto in autunno .. ed è incredibilmente indistinguibile dall’originale ! Inoltre si conserva bene , grazie proprio alla presenza di sale e aceto .

Credits :

- Tabasco (salsa) - da Wikipedia

Approfondimenti :

- TABASCO® - il sito ufficiale del Tabasco Macllhenny

Feb 24

Alzi la mano chi non ha mai avuto uno di questi pupazzi fatto con una calza di nylon , segatura e per capelli dei fili d’erba ? Io mi divertivo tantissimo a tagliare i capelli .. perchè poi ricrescevano e si poteva ricominciare da capo ..!

Farli in casa è incredibilmente semplice .

Occorrente :

occorrente    - Una calza di nylon

    - feltro

    - segatura

    - semi del prato

    - colla resistente all’acqua

    - un sottovaso ( o un piattino )

Riempimento della calza

Si comincia inserendo prima i semi e poi la segatura nella calza di nylon .

Si aggiunge segatura finquando la “testa” sarà sufficientemente grande .

Poi si annoda la calza e si appoggia la testa sul sottovaso , con il nodo rivolto verso il basso .

 

 

 

Decorazione

A questo punto si procede applicando le decorazioni di feltro .

Per semplificare questa operazione , si consiglia di disegnare con una matita sul feltro prima di ritagliare le sagome .

 

 

 

Dopo che la colla si sarà asciugata per bene , si annaffia il pupazzo . Eventualmente si consiglia di ripetere l’operazione ogni giorno ( la segatura , soprattutto i primi giorni , deve essere sempre umida) .

Dopo qualche giorno inizieranno a crescere i capelli !

 

 

 

Fantastico! Questo pupazzo mi ha fatto fare un salto nel passato !

Credits : Gogol - Arte - Bricolage con Cosma

Feb 20

La ginestra  è una leguminosaGià prima della lettura folgorante de “La rivoluzione del filo di paglia” avevo capito l’importanza delle leguminose , ma solo dopo ho iniziato realmente ad approfondire la tematica in questione.

Ricordo ancora una volta per chi non ha seguito tutti i miei post perchè le leguminose sono tanto importanti soprattutto in un contesto di agricoltura biologica : le leguminose ospitano nei noduli delle proprie radici un batterio , il  Rhizobium leguminosarum , chiamato anche azotofissatore , perchè “fissa” (trasforma) l’azoto gassoso presente nell’atmosfera in azoto solido , rendendolo dunque utilizzabile dalle piante . L’azoto è indispensabile per la crescita ed il mantenimento delle piante , in quanto costituisce fino al 6 %  dei tessuti vegetali ed è presente anche nella clorofilla , quindi interviene direttamente nei processi metabolici vitali per la pianta ! Infatti i principali concimi chimici sono costituiti proprio da azoto ( nella forma nitrica ) , che però generano più danni all’ambiente , che vantaggi ( leggi Concimi : uso , abuso e reale utilità ) .

Le leguminose , pertanto , rappresentano un utile alleato per la salvaguardia della fertilità del suolo .

 Le leguminose sono chiamate anche fabacee , per via del nome della famiglia di appartenenza ( appunto fabacee) . Incredibilmente questa straordinaria famiglia non annovera solo piante , ma anche arbusti e , addirittura , alberi . Infatti nelle leguminose rientrano un gruppo molto etereogeneo di varietà .

Oltre ai fagioli , i ceci , le lenticchie , i piselli , la soia , le arachidi , i lupini e le fave , sono leguminose anche il glicine , l’acacia , la robinia , la mimosa e la ginestra .

Dunque il modo migliore per sfruttare al meglio le proprietà fertilizzanti delle leguminose è alternarle nella rotazione delle colture , soprattutto dopo colture di piante molto esigenti come carote , patate e altri ortaggi da radice .

Feb 09

ciondolo portafoto con tappi coronaOggi segnalo un’idea carina da realizzare con i tappi di metallo , per intenderci i tappi “a corona” : si tratta di un delizioso ciondolo porta foto .

  •    Occorrente :
  •    * 2 tappi di metallo
  •    * vernice o tempera
  •    * un pennellino
  •    * feltro (un rettangolo 2 x 3 cm)
  •    * colla
  •    * un cordoncino
  •    * le foto
  •    * forbici

 

 

Si inizia a decorare l’esterno dei tappi con la vernice . Quando la decorazione sarà asciutta , si procede applicando il feltro (volendo si può sostituire anche con un nastro sufficientemente largo)tra i due tappi ( all’interno ) con la colla . Una volta che anche la colla sarà asciutta , applicate il laccetto sul feltro , fermandolo con un pò di colla . Per quanto riguarda il cordoncino , io ho usato un cordoncino in raso di circa 35 cm comprato in merceria , che viene chiamato “coda di topo” : fa una gran bella figura !

Mentre per la colla ciondolo coccinellaho usato colla a caldo , che è molto più resistente , però anche la colla vinilica va bene .

A questo punto non resta che incollare all’interno le foto !

Molto carina anche con altri tipi di decorazioni , tipo con una coccinella .

Credits :

- Kinderart

 

Feb 02

Non ho mai assistito ad un inverno più piovoso di questo … anche se in realtà nemmeno l’autunno è stato molto clemente ! :(

Ad ogni modo , siamo già a Febbraio e ,  tempo permettendo , bisognerebbe già iniziare a preparare l’orto e il giardino per le semine di Primavera .

Come sempre , faccio una premessa : le indicazioni sui periodi di semina variano molto comunque in base alla collocazione lungo lo “stivale” : al Centro - Sud e zone costiere d’Italia , molti lavori possono essere fatti prima rispetto al Nord e zone dell’entroterra .

Nello specifico , rimando al post su ” I calendari delle semine ” , dove vengono specificate , mese per mese , le semine .

Inoltre , a proposito di Metodo biodinamico : a partire da domani , 3 Febbraio 2009 , inizia la fase del “primo quarto di luna” (luna crescente) .

Oltre alle semine , bisognerebbe trapiantare rose, arbusti e i nuovi alberi da frutto . Bisogna mettere a dimora , inoltre , anche le acidofile , quali rododendro , camelia , azalea …

 

 

Dal 16 Febbraio 2009 , con l’ultimo quarto di luna (luna calante) , nelle zone più miti , dove non ci sono rischi di gelate , si procede con la potatura di rose e siepi sempreverdi .

 

Gen 27

Mi sembra incredibile : ho scritto almeno cinque post su come utilizzare le lagenarie ( vedi il bastone della pioggia con la lagenaria longissima , l’ipod ecologico , la zucca dalle mille idee , la mangiatoia per gli uccellini , cesti con la lagenaria ) , ma non ho mai spiegato come ripulirle dalle “incrostazioni” prima di utilizzarle! Bè, cercherò di porre rimedio a questa dimenticanza .

 

 

Per cominciare , c’è da dire che le lagenarie , una volta essiccate , si presentano come nella foto : praticamente si sviluppa una patina polverosa bianco-grigia che va assolutamente rimossa prima di decidere di dipingerle o decorarle . Il modo più semplice e rapido è di scartavetrare con un foglio di carta vetrata molto fine ( tipo una grana 320 ) da usare bagnata .

 

 

 

In alternativa , si potrebbe lavare la lagenaria sotto il getto d’acqua corrente , grattando le incrostazioni con una paglietta per i piatti come viene suggerito qui …ma personalmente temo che la superficie ne risenta in omogeneità e che l’approccio sia un pò troppo aggressivo .

 

Inoltre bagnare completamente la lagenaria comporta dei tempi un pò più lunghi , perchè prima di poter effettivamente iniziare a dipingerla , deve essere perfettamente asciutta .

Tuttavia ritengo molto interessante , invece , la tecnica per ripulire la lagenaria dall’interno , per svuotarla dai semi e dalle membrane che li sostengono .

 

 

 

Nel tutorial infatti si suggerisce di usare un comune scavino per la frutta (ma anche un cucchiaino va benissimo) per grattare via tutto il contenuto della lagenaria . Infine di leviga la superficie interna con carta vetro .

 

 

 

 

 

Volete sapere io come pulisco l’interno delle lagenarie? Semplice , ho applicato una delle frese per unghie , però dopo averla opportunatamente modificate , (l’”aggeggio” non funziona più! :( ) su un trapano e pulisce che è una meraviglia … è o non è anche questo un riciclo creativo? :lol:

Ad ogni modo , è un’operazione che rilascia polvere , quindi , se possibile , è consigliabile procedere all’aperto .

 

 

 

 

Gen 18

Non c’è niente di più bello di un fiore per dare colore e calore in una casa … meglio ancora se si tratta di fiori che non appassiscono e non hanno bisogno di cure …e all’occorrenza scrivono!Fortunatamente non si tratta di un fiore geneticamente modificato , ma dell’ultima trovata del ” fai da te “ : in rete ho trovato tantissime varianti sul tema .

 

La realizzazione di questo particolare oggetto è molto semplice .

Occorrente :

 - Dei fiori di plastica ( le gerbere sono molto verosimili )

- Un vaso o una tazza

- Delle penne , tipo “Bic”

- Forbici

- Colori a tempera e pennelli per dipingere il vaso (facoltativo)

- Legumi per creare il substrato nel vaso (ma possono andar bene anche ciottoli di piccole dimensioni )

- Nastro verde (dal momento che quello utilizzato nelle foto sembra essere un prodotto tipico di fioristi , magari l’ideale sarebbe usare un comune “nastro isolante verde” da elettricista , che ha il pregio di essere molto malleabile e molto reperibile (lo si trova in ferramenta ) .

Dopo aver accorciato i gambi dei fiori , si avvolge per metà della lunghezza la penna con il nastro verde . Successivamente si inserisce anche il gambo del fiore e si avvolge il tutto , stringendo ben bene per l’intera lunghezza della penna .

 

 

 

 

Si procede alla stessa maniera con tutti i fiori .

 

 

 

 

 

 

Si inseriscono nei vasi i legumi o i ciottoli .

 

 

 

 

Ed infine si inseriscono i “fiori-penna” nel vaso , o in una comune tazza  .

Io lo trovo un’idea carina , anche per un regalo . Inoltre , sia nella versione con il vaso che con la tazza , sta bene in cucina , come su una scrivania … a casa , come in ufficio .

Ovviamente le varianti sono infinite , sia in base al tipo di fiore scelto , che sul tipo di contenitore (volendo si possono anche usare le latte di alluminio , tipo quella dei pelati , dopo averli decorati ). 

 

Credits : Nello specifico queste foto sono tratte da do-it-yourself-gifts.com ( bellissimo sito dal quale in passato ho preso spunti  per uno strepitoso bouquet di frutta da mangiare ) .

Approfondimenti :

- Da YouTube : Flower pen Pot Video : come fare un “fiore-penna” (in inglese)

 

Gen 13

Non impazzisco per questo tipo di pianta , però mi stringe il cuore quando puntualmente , all’indomani della befana (quasi come se lo sentisse che le feste sono finite!),comincia a perdere le foglie …verso una fine inesorabile . Inoltre è anche una di quelle piante che combattono linquinamento domestico … quindi merita di essere salvata!

L’errore più frequente che si commette è quello di buttarla via ai primi cenni di cedimento . In realtà , con qualche accortezza in più , si riesce tranquillamente a recuperare la pianta e a farla addirittura rifiorire nell’inverno successivo .

Innanzitutto l’Euphorbia pulcherrima  (è questo il nome scientifico della Stella di Natale) vive naturalmente in un clima tra i 14° e i 22° , pur tollerando temperature più basse . Quindi in inverno si consiglia di tenerla in casa , in un luogo luminoso, però lontana da termosifoni  o fonti di calore . Mentre dalla primavera può essere trasferita all’aperto , dopo esser potata .Verso Settembre , la pianta deve esser riportata in casa e ,possibilmente, posta in un ambiente poco luminoso , in quanto la stella di natale è brevidiurna ,  cioè è sensibile alla luce , nello specifico , inizia a fiorire quando le giornate si accorciano , riducendo le ore di luce .

Dunque la luce fa rinvigorire la pianta , il buio innesca la fioritura .

Nel complesso ha bisogno di poca acqua , anche in estate . E a pensare che in rete ho trovato testimonianze che questa pianta , tenuta libera in terra , riesce anche a superare i quattro metri d’altezza , fa spavento . Quindi sarebbe cosa buona e giusta rinvasare annualmente la pianta .

Addirittura ho letto che si può ottenere con estrema facilità anche la tale dalla Stella di Natale , in primavera , come per una qualunque talea : tagliare  una porzione apicale di un ramo (talea vegetale) e disporlo o in acqua o in terra . E magari , perchè no , l’anno prossimo per Natale potrebbe essere un gran bel regalo autoprodotto!

Gen 12

Immancabili i buoni propositi per l’anno nuovo … tra i tanti , l’impegno a leggere di più e meglio , magari anche qualcosa di mirato o tematico . E infatti mi sono finalmente decisa a leggere “ La Rivoluzione del filo di paglia ” di Fukuoka Masanobu : un libro straordinariamente piacevole e discorsivo … praticamente l’ho letto in un paio di giorni , senza accorgermene .

Prima ancora di acquistarlo ,avevo letto molto su Fukuoka , ma niente scritto direttamente da lui . Pur essendo la “traduzione di una traduzione” (il libro è stato scritto in giapponese , tradotto dal giapponese all’inglese e poi dall’inglese all’italiano ) , si riesce a cogliere bene l’ardore e a tratti anche l’ironia del pensiero di Fukuoka .

Ho iniziato a leggerlo con qualche pregiudizio , sapendo già che il libro si riferisce principalmente alla coltivazione del riso , in un contesto climatico tipico del Giappone , ma poi mi sono dovuta ricredere , in quanto il libro va letto non come un manuale di agricoltura , ma piuttosto quasi come un trattato di filosofia .

 I concetti cardine dell’agricoltura naturale sono il “non fare” e l’uso del filo di paglia .

In un primo impatto parlare di “agricoltura del non-fare“, potrebbe sembrare utopia , ma proseguendo nella lettura si riesce a cogliere l’essenza della Natura : l’intervento dell’uomo nei processi naturali sono più un ostacolo che non uno strumento per la realizzazione del ciclo vitale di un vegetale .

L’agricoltura del non-fare prevede che l’uomo non dissodi la terra , non semini in semenzaio , non poti i rami , non usi diserbanti , non usi concimi … tutto questo perchè in natura la vegetazione nasce , cresce e si riproduce senza tutte queste pratiche .

Per ovviare al problema dell’irrigazione e della concimazione , Fukuoka fa largo uso della paglia  ( appunto il “filo di paglia” ), formando uno strato pacciamante per ridurre l’evaporazione di acqua dal suolo , ed utilizzando il trifoglio bianco ,che è una leguminosa e pertanto apporta azoto al terreno ed inoltre è anche pacciamante , in quanto forma un fitto strato , impedendo anche la crescita delle erbacce.

Fukuoka parla anche spesso di consociazioni , alternanza delle vegetazioni , e, con estrema lungimiranza (considerando che il libro è stato scritto circa 30 anni fa ) , dell’importanza di vendere prodotti locali ( i cosiddetti “prodotti a chilometri zero” ) , di autosufficienza alimentare ed anche di ecovillaggi .

Ovviamente spiegare in un unico post cos’è realmente l’agricoltura naturale , credo sia umanamente impossibile , senza scadere nella banalità . Tuttavia , detto a parole mie , la Natura segue processi semplici , mentre l’uomo preferisce intervenire ed operare in maniera complicata …e pertanto in agricoltura (ma non solo) se è complicato , probabilmente è un approccio sbagliato .

Per chi fosse interessato all’approfondimento , i dettagli del libro sono :

  • Titolo: La rivoluzione del filo di paglia. Un’introduzione all’agricoltura naturale
  • Autore: Fukuoka Masanobu
  • Curato da: Pucci G.
  • Traduttore: Pucci G.
  • Illustratore: Borgato M.
  • Editore: Libreria Editrice Fiorentina
  • Collana: Quaderni d’Ontignano
  • ISBN: 8889264020
  • ISBN-13: 9788889264027
  • Pagine: 208
  • Prezzo : 12,00 €



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