Archivio : Marzo 2009

Mar 30

Ancora una simpatica idea per riciclare in casa la carta , creando un originale oggetto decorativo .

 

Questa volta si tratta di un utilissimo vaso , dalla particolare forma di albero .

 Tuttavia , volendo , può essere usato anche come portapenne o semplice decoro . Ma credo che l’uso come vaso sia il più indicato , in quanto i fiori sembrano davvero la chioma dell’albero … immaginatelo con dei rametti di pesco in fiore … bellissimo !

 

La lavorazione è un pò lunga : per far asciugare bene la carta occorrono anche 4-5 giorni , ma credo ne valga la pena .

 

 

                                      

Occorrente:

-  carta ( va bene qualsiasi tipo)

- un vasetto di vetro (le dimensioni influiranno su quelle dell’albero)

- farina e sale

- frullatore (facoltativo)

- Nastro adesivo

- pennelli , vernice color grigio, nero e marrone

Si procede , iniziando a sminuzzare la carta grossolanamente . Volendo si può anche ripassare la carta in frullatore . Successivamente si lascia riposare la carta in acqua calda per una notte . Addirittura , per velocizzare , si può far bollire la carte in acqua per qualche ora .

A questo punto si iniziano ad applicare sul vasetto di vetro con il nastro adesivo i rami recisi laterali dell’albero : si arrotola un pò di carta , formando un cilindretto di pochi centimetri , si taglia in senso obliquo il cilindretto , in modo da poter inclinare il ramo verso l’alto e lo si applica con il nastro .

Fatto ciò , si ritorna alla carta , che nel frattempo sarà diventata morbida e malleabile . Si elimina l’acqua in eccesso , e si procede aggiungendo farina e sale . La farina e il sale praticamente sostituiscono la colla vinilica che normalmente si inserisce nella carta pesta e servono a dare durezza e compattezza una volta asciutta . Bisogna lavorare molto questo composto con le mani , fino a che non sarà diventata compatta ed omogenea .

Si applica la carta sul vasetto , modellando bene intorno ai rami e sui bordi .

Si modellano le radici e , aiutandosi con un coltello ,si creano le scanalature della corteccia .

Se avanza carta , si può anche rivestire il tappo del vasetto  e creare anche dei piccoli decori aggiuntivi , come dei funghetti .

A questo punto bisogna far asciugare bene la carta , prima di colorarla e trattarla con vernice .

 

 

 

Questa fase è facoltativa , nel senso che i “tronchi” al naturale sono già molto belli , ma i passaggi di vernice sicuramente rendono l’oggetto più resistente al tempo e esaltano la profondità della corteccia .

Si passa prima una mano di nero, in modo uniforme e fin dentro le crepe della corteccia . Successivamente, si passa una mano leggera di grigio , facendo bene attenzione a lasciare le crepe nere in vista . E poi , infine , si passa in maniera ancora più lieve il marrone , sfumando molto .

 

 

Credits :

Project: Papier-mâché Faux Bois Containers

Mar 15

Finalmente il sole comincia a farsi sentire e le temperature iniziano ad essere molto piacevoli . Si può procedere con le semine !

germoglioE’ molto interessante in che modo anche per una pratica così semplice come la semina vi siano tante tecniche e “scuole di pensiero” per attivare il seme e farlo germogliare più in fretta . Per quanto mi riguarda , io mi regolo in base alle dimensioni del seme : i semi piccoli li dispongo direttamente sul terreno e mantengo terriccio e semi costantemente umidi con uno spruzzino . Invece i semi grandi li metto prima in ammollo in acqua per 24-48 ore ( nel caso delle lagenarie , il cui tegumento è praticamente legnoso ,  è necessario anche un periodo più lungo ), poi li faccio germogliare in uno straccio umido ,chiuso in un contenitore ermetico ( per non perdere umidità ) ed esposto al sole (o comunque ad una fonte di calore ) fin quando non spuntano le radichette . A quel punto interro il seme con radichetta a un centimetro di profondità (non oltre , altrimenti rischia di marcire). Tuttavia esistono anche altre tecniche per ottenere risultati migliori dalla semina .

Ad esempio la vernalizzazione sfrutta le basse temperature per attivare i semi . Infatti pare che disponendo i semi in frigo prima della semina o anche durante la fase di germinazione (quindi quando hanno già la radichetta) , in quanto il freddo attiva i processi metabolici , favorendone la crescita . Tuttavia questa tecnica può essere usata solo su quelle tipiche varietà dette ” microterme” , ovvero che hanno la fase di massima crescita proprio durante le stagioni più fredde , e sono principalmente graminacee . Quindi sulle semine primaverili , la vernalizzazione non credo che abbia una particolare utilità .

Altra tecnica è l’osmopriming , segnalata tempo fa dall’amico Stranepiante  : sostanzialmente prevede l’immersione dei semi in acqua distillata e di un sale (21 g di sale per un litro d’acqua) per almeno 24 ore prima della semina . Evidentemente questa sorta di “salamoia” protegge i semi da muffe e batteri , aumentandone germinabilità  e addirittura vigore .

Devo essere onesta , ma io ho sperimentato l’osmopriming sui semi di zucchina … per il momento non noto differenza .

E a questo punto mi chiedo perchè complicare quello che è un processo così naturale ? :oops:

 

 

Mar 05

Ho sempre pensato che i prodotti biologici certificati costassero di più perchè inevitabilmente la produzione senza pesticidi è sensibilmente più ridotta e perchè la coltivazione senza diserbanti implica una maggiore manodopera … e invece c’è di più !

Come funzionano le certificazioni in Italia ?

Il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali in collaborazione con le Regioni autorizzano gli organismi di controllo a rilasciare , dopo accurate valutazioni , le certificazioni .

Ma chi paga l’organismo di controllo ? Il Ministero , direte voi?! E invece no…l’organismo di controllo è pagato annualmente dall’azienda agricola che ha fatto richiesta della certificazione . Al di là di un possibile conflitto di interesse , trovo quasi paradossale che un’azienda agricola debba pagare per poter dimostrare che fornisce un servizio sostenibile , invece di essere tutelata e avvantaggiata .

La cosa che proprio non concepisco , non è tanto la quota annuale ( che comunque incide sui prezzi finali dei prodotti , perchè oscilla da 200 a 500 euro annui , in base al tipo di attività e all’estensione ..) ,perchè , se non è il Ministero a sovvenzionare  , qualcuno dovrà pure pagare questi organi , ma  è la percentuale sulle vendite ( generalmente l’1% ) che proprio non digerisco ! Questi organi si “beccano” pure una parte del frutto del lavoro dell’azienda !

 Poi è normale che un’azienda certificata venda una bustina di semi a 5 euro!

Ad ogni modo , da consumatori , prima di acquistare un prodotto che viene venduto come biologico certificato , leggere sempre bene le etichette ( in realtà le etichette vanno lette con attenzione sempre!) e cercare il nome dell’ente che ha rilasciato il certificato , perchè la “bio-truffa” è sempre in agguato !

La lista sempre aggiornata degli organismi autorizzati al rilascio dei certificati è consultabile on line sul sito della S.I.N.A.B (Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica ) , realizzato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e le Regioni .

Approfondimenti :

BioBank.it : Controlli e certificati come sistema

Mar 02

Nella mia cucina l’unico prodotto che non manca mai è il Tabasco , la mitica salsa piccante .

Personalmente trovo che stia bene su tutto , dai legumi , alla pasta , dalle verdure …alla frutta ! :) Si,si…proprio la frutta !!!

Consiglio vivamente di provarlo sull’anguria molto fredda : l’asprigno del tabasco viene addolcito dall’anguria e la piccantezza viene seguita dalla freschezza del frutto …davvero da provare!

Il nome “Tabasco” deriva dalla varietà di peperoncini utilizzata . Io , in realtà , ho utilizzato il peperoncino di Cayenna , che tuttavia hanno lo stesso valore nella scala di Scoville ( unità di misura della “piccantezza” ).

La ricetta originale , dunque , prevede l’utilizzo di peperoncino “Tabasco” ed anche una macerazione degli ingredienti in botti di quercia per tre anni ed un invecchiamento del composto in nuove botti per qualche settimana .

Dal momento che credo che nessuno abbia in casa botti di quercia , ma nemmeno tre anni di paziente per l’attesa..di seguito riporto la ricetta riveduta e corretta che ho trovato su Wikipedia !

Occorrente :

- 640 grammi di peperoncini freschi e ben maturi

- 20 grammi  di sale grosso

- 20 cl di aceto di vino bianco

La preparazione è molto semplice : bisogna lasciare in macerazione per almeno un mese i peperoncini (semi inclusi) ben tritati con il sale in un recipiente sterile e chiuso con un tovagliolo . Dopo il primo mese di macerazione ( l’ideale sarebbe  anche per un periodo più lungo ), si trasferisce il composto in un nuovo recipiente sterile e si aggiunge l’aceto . Dopo una settimana , si può filtrare il composto , eventualmente si corregge di sale e si ripone in frigo .

Io l’ho fatto in autunno .. ed è incredibilmente indistinguibile dall’originale ! Inoltre si conserva bene , grazie proprio alla presenza di sale e aceto .

Credits :

- Tabasco (salsa) - da Wikipedia

Approfondimenti :

- TABASCO® - il sito ufficiale del Tabasco Macllhenny




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