Archivio : Gennaio 2009

Gen 27

Mi sembra incredibile : ho scritto almeno cinque post su come utilizzare le lagenarie ( vedi il bastone della pioggia con la lagenaria longissima , l’ipod ecologico , la zucca dalle mille idee , la mangiatoia per gli uccellini , cesti con la lagenaria ) , ma non ho mai spiegato come ripulirle dalle “incrostazioni” prima di utilizzarle! Bè, cercherò di porre rimedio a questa dimenticanza .

 

 

Per cominciare , c’è da dire che le lagenarie , una volta essiccate , si presentano come nella foto : praticamente si sviluppa una patina polverosa bianco-grigia che va assolutamente rimossa prima di decidere di dipingerle o decorarle . Il modo più semplice e rapido è di scartavetrare con un foglio di carta vetrata molto fine ( tipo una grana 320 ) da usare bagnata .

 

 

 

In alternativa , si potrebbe lavare la lagenaria sotto il getto d’acqua corrente , grattando le incrostazioni con una paglietta per i piatti come viene suggerito qui …ma personalmente temo che la superficie ne risenta in omogeneità e che l’approccio sia un pò troppo aggressivo .

 

Inoltre bagnare completamente la lagenaria comporta dei tempi un pò più lunghi , perchè prima di poter effettivamente iniziare a dipingerla , deve essere perfettamente asciutta .

Tuttavia ritengo molto interessante , invece , la tecnica per ripulire la lagenaria dall’interno , per svuotarla dai semi e dalle membrane che li sostengono .

 

 

 

Nel tutorial infatti si suggerisce di usare un comune scavino per la frutta (ma anche un cucchiaino va benissimo) per grattare via tutto il contenuto della lagenaria . Infine di leviga la superficie interna con carta vetro .

 

 

 

 

 

Volete sapere io come pulisco l’interno delle lagenarie? Semplice , ho applicato una delle frese per unghie , però dopo averla opportunatamente modificate , (l’”aggeggio” non funziona più! :( ) su un trapano e pulisce che è una meraviglia … è o non è anche questo un riciclo creativo? :lol:

Ad ogni modo , è un’operazione che rilascia polvere , quindi , se possibile , è consigliabile procedere all’aperto .

 

 

 

 

Gen 18

Non c’è niente di più bello di un fiore per dare colore e calore in una casa … meglio ancora se si tratta di fiori che non appassiscono e non hanno bisogno di cure …e all’occorrenza scrivono!Fortunatamente non si tratta di un fiore geneticamente modificato , ma dell’ultima trovata del ” fai da te “ : in rete ho trovato tantissime varianti sul tema .

 

La realizzazione di questo particolare oggetto è molto semplice .

Occorrente :

 - Dei fiori di plastica ( le gerbere sono molto verosimili )

- Un vaso o una tazza

- Delle penne , tipo “Bic”

- Forbici

- Colori a tempera e pennelli per dipingere il vaso (facoltativo)

- Legumi per creare il substrato nel vaso (ma possono andar bene anche ciottoli di piccole dimensioni )

- Nastro verde (dal momento che quello utilizzato nelle foto sembra essere un prodotto tipico di fioristi , magari l’ideale sarebbe usare un comune “nastro isolante verde” da elettricista , che ha il pregio di essere molto malleabile e molto reperibile (lo si trova in ferramenta ) .

Dopo aver accorciato i gambi dei fiori , si avvolge per metà della lunghezza la penna con il nastro verde . Successivamente si inserisce anche il gambo del fiore e si avvolge il tutto , stringendo ben bene per l’intera lunghezza della penna .

 

 

 

 

Si procede alla stessa maniera con tutti i fiori .

 

 

 

 

 

 

Si inseriscono nei vasi i legumi o i ciottoli .

 

 

 

 

Ed infine si inseriscono i “fiori-penna” nel vaso , o in una comune tazza  .

Io lo trovo un’idea carina , anche per un regalo . Inoltre , sia nella versione con il vaso che con la tazza , sta bene in cucina , come su una scrivania … a casa , come in ufficio .

Ovviamente le varianti sono infinite , sia in base al tipo di fiore scelto , che sul tipo di contenitore (volendo si possono anche usare le latte di alluminio , tipo quella dei pelati , dopo averli decorati ). 

 

Credits : Nello specifico queste foto sono tratte da do-it-yourself-gifts.com ( bellissimo sito dal quale in passato ho preso spunti  per uno strepitoso bouquet di frutta da mangiare ) .

Approfondimenti :

- Da YouTube : Flower pen Pot Video : come fare un “fiore-penna” (in inglese)

 

Gen 13

Non impazzisco per questo tipo di pianta , però mi stringe il cuore quando puntualmente , all’indomani della befana (quasi come se lo sentisse che le feste sono finite!),comincia a perdere le foglie …verso una fine inesorabile . Inoltre è anche una di quelle piante che combattono linquinamento domestico … quindi merita di essere salvata!

L’errore più frequente che si commette è quello di buttarla via ai primi cenni di cedimento . In realtà , con qualche accortezza in più , si riesce tranquillamente a recuperare la pianta e a farla addirittura rifiorire nell’inverno successivo .

Innanzitutto l’Euphorbia pulcherrima  (è questo il nome scientifico della Stella di Natale) vive naturalmente in un clima tra i 14° e i 22° , pur tollerando temperature più basse . Quindi in inverno si consiglia di tenerla in casa , in un luogo luminoso, però lontana da termosifoni  o fonti di calore . Mentre dalla primavera può essere trasferita all’aperto , dopo esser potata .Verso Settembre , la pianta deve esser riportata in casa e ,possibilmente, posta in un ambiente poco luminoso , in quanto la stella di natale è brevidiurna ,  cioè è sensibile alla luce , nello specifico , inizia a fiorire quando le giornate si accorciano , riducendo le ore di luce .

Dunque la luce fa rinvigorire la pianta , il buio innesca la fioritura .

Nel complesso ha bisogno di poca acqua , anche in estate . E a pensare che in rete ho trovato testimonianze che questa pianta , tenuta libera in terra , riesce anche a superare i quattro metri d’altezza , fa spavento . Quindi sarebbe cosa buona e giusta rinvasare annualmente la pianta .

Addirittura ho letto che si può ottenere con estrema facilità anche la tale dalla Stella di Natale , in primavera , come per una qualunque talea : tagliare  una porzione apicale di un ramo (talea vegetale) e disporlo o in acqua o in terra . E magari , perchè no , l’anno prossimo per Natale potrebbe essere un gran bel regalo autoprodotto!

Gen 12

Immancabili i buoni propositi per l’anno nuovo … tra i tanti , l’impegno a leggere di più e meglio , magari anche qualcosa di mirato o tematico . E infatti mi sono finalmente decisa a leggere “ La Rivoluzione del filo di paglia ” di Fukuoka Masanobu : un libro straordinariamente piacevole e discorsivo … praticamente l’ho letto in un paio di giorni , senza accorgermene .

Prima ancora di acquistarlo ,avevo letto molto su Fukuoka , ma niente scritto direttamente da lui . Pur essendo la “traduzione di una traduzione” (il libro è stato scritto in giapponese , tradotto dal giapponese all’inglese e poi dall’inglese all’italiano ) , si riesce a cogliere bene l’ardore e a tratti anche l’ironia del pensiero di Fukuoka .

Ho iniziato a leggerlo con qualche pregiudizio , sapendo già che il libro si riferisce principalmente alla coltivazione del riso , in un contesto climatico tipico del Giappone , ma poi mi sono dovuta ricredere , in quanto il libro va letto non come un manuale di agricoltura , ma piuttosto quasi come un trattato di filosofia .

 I concetti cardine dell’agricoltura naturale sono il “non fare” e l’uso del filo di paglia .

In un primo impatto parlare di “agricoltura del non-fare“, potrebbe sembrare utopia , ma proseguendo nella lettura si riesce a cogliere l’essenza della Natura : l’intervento dell’uomo nei processi naturali sono più un ostacolo che non uno strumento per la realizzazione del ciclo vitale di un vegetale .

L’agricoltura del non-fare prevede che l’uomo non dissodi la terra , non semini in semenzaio , non poti i rami , non usi diserbanti , non usi concimi … tutto questo perchè in natura la vegetazione nasce , cresce e si riproduce senza tutte queste pratiche .

Per ovviare al problema dell’irrigazione e della concimazione , Fukuoka fa largo uso della paglia  ( appunto il “filo di paglia” ), formando uno strato pacciamante per ridurre l’evaporazione di acqua dal suolo , ed utilizzando il trifoglio bianco ,che è una leguminosa e pertanto apporta azoto al terreno ed inoltre è anche pacciamante , in quanto forma un fitto strato , impedendo anche la crescita delle erbacce.

Fukuoka parla anche spesso di consociazioni , alternanza delle vegetazioni , e, con estrema lungimiranza (considerando che il libro è stato scritto circa 30 anni fa ) , dell’importanza di vendere prodotti locali ( i cosiddetti “prodotti a chilometri zero” ) , di autosufficienza alimentare ed anche di ecovillaggi .

Ovviamente spiegare in un unico post cos’è realmente l’agricoltura naturale , credo sia umanamente impossibile , senza scadere nella banalità . Tuttavia , detto a parole mie , la Natura segue processi semplici , mentre l’uomo preferisce intervenire ed operare in maniera complicata …e pertanto in agricoltura (ma non solo) se è complicato , probabilmente è un approccio sbagliato .

Per chi fosse interessato all’approfondimento , i dettagli del libro sono :

  • Titolo: La rivoluzione del filo di paglia. Un’introduzione all’agricoltura naturale
  • Autore: Fukuoka Masanobu
  • Curato da: Pucci G.
  • Traduttore: Pucci G.
  • Illustratore: Borgato M.
  • Editore: Libreria Editrice Fiorentina
  • Collana: Quaderni d’Ontignano
  • ISBN: 8889264020
  • ISBN-13: 9788889264027
  • Pagine: 208
  • Prezzo : 12,00 €
  • Gen 07

    Probabilmente sarà colpa delle abbuffate dei giorni scorsi , del freddo polare ,o delle poche ore di sonno , ma non mi sono ancora ripresa dai postumi del Natale , del Capodanno e da quelli della serata con amici “aspettando la Befana” . Nel complesso è stata una piacevolissima vacanza , in cui , malgrado gli eccessi , ho avuto modo di rilassarmi e distrarmi .

    Il regalo più bello in assoluto che ho ricevuto è un libro sull’uso e le proprietà delle erbe officinali . Tra le mille ricette , oggi ho deciso di provare un miracoloso decotto all’ortica , che promette di depurare e eliminare l’acqua accumulata per l’abuso di sale (come diuretico). 

    Le avvertenze per l’uso delle erbe officinali sono le stesse che si adottano prima di assumere un farmaco , in quanto potrebbero avere degli effetti indesiderati …quindi , attenzione!

    Ritornando all’ortica , scopro che , oltre ad avere proprietà antiparassitarie (ma di questo ne avevo già parlato in precedenza ) , viene addirittura somministrata alle galline per aumentare la produzione di uova !Contiene una quantità di ferro maggiore degli spinaci , ed è ricca di sali minerali e vitamina C .

    Si consiglia la raccolta delle foglie di ortica in Primavera - Estate , quando il potere curativo è al culmine , l’essiccazione avviene all’ombra . Quindi in questo periodo è meglio acquistarla in Erboristeria .

    Il decotto si prepara facendo bollire un cucchiaio di foglie di ortica essiccate in 250 ml di acqua per 2-3 minuti . Successivamente si lascia riposare per 5 minuti , si filtra e se ne consumano 2 tazze al giorno lontano dai pasti .

    Addirittura l’ortica può anche essere consumata nelle minestre , come normale verdura … ad esempio qui si trova un intero menù con l’ortica come ingrediente principale .

    E a pensare che quando si parla di sprechi , si dice che “è stato buttato alle ortiche” , la cosa mi fa un pò ridere in questo contesto ! :lol:

    Approfondimenti :

    - Thais.it : interessante erbario on line [scheda sull’ortica]




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