Archivio :Categoria ‘Idee & applicazioni ’

Ott 28

Tempo fa accennai in un commento quante soddisfazioni dia anche l’autoproduzione del lupino .

Andando per gradi , spieghiamo un pò cos’è , come si coltiva , come si usa e perchè è una varietà così straordinaria .

Il Lupino bianco [Lupinus Albus] è un legume , quindi già di suo non ha bisogno di fertilizzanti e , anzi , contribuisce ad apportare azoto nel suolo (leggi qui per approfondire) . Infatti è anche utilizzato nella pratica del sovescio : dopo la raccolta , la pianta viene trinciata e interrata nel suolo proprio per fertilizzarlo .

Sembra che sia una varietà in disuso , perchè non ha un valore commerciale ( ha un ciclo vitale abbastanza lungo - circa 6 mesi - e ciò inevitabilmente incide sulla produzione ), ma  nutrizionalmente è decisamente interessante : è il legume con il contenuto proteico più alto ( addirittura il 30% più della soia) e carboidrati ridotti , quindi molto indicato nelle diete vegetariane , proprio per integrare l’apporto proteico .

La coltivazione del lupino è molto semplice : si semina in autunno , e si raccoglie in tarda primavera .

La pianta non supera i 150 cm d’altezza , è poco ramificata , costituita perlopiù da un fusto centrale che termina , al momento della fioritura , con una sommità incorniciata da tanti fiori bianchi (da qui il nome “Lupino bianco” ) . Dopo la fecondazione , si ha la formazione dei baccelli che sono molto simili a quelli della fava : ciascun baccello in media ospita 4 semi .

E’ una pianta acidofila , ma è molto tollerante (resiste fino a terreni con ph 7.2 , quindi addirittura leggermente basico) .Non gradisce ristagni d’acqua .E’ una varietà molto rustica , resistente al freddo .

Dopo il raccolto , il lupino , prima di essere consumato , ha bisogno di essere “deamarizzato” , ovvero è necessario eliminare un alcaloide che lo rende amaro . E’ necessario prima tenere in ammollo i semi per qualche ora e poi portare l’acqua in ebollizione per circa mezz’ora , non di più , altrimenti si sfarinano . Successivamente , si sostituisce l’acqua e si lascia riposare per circa una settimana , sostituendo l’acqua almeno due volte al giorno !Dopo questi sette giorni , si cambia di nuovo l’acqua , mettendovi dentro anche il sale (circa 75g-100g di sale per litro), ricordando che la quantità di “salamoia” dipende ovviamente da quella dei lupini e che la salamoia deve coprirli completamente . Dopo qualche giorno finalmente si possono consumare .

E’ un pratica un pò lunga … ma ne vale la pena ! Ad ogni modo  , i lupini possono essere consumati anche sotto forma di farina , ovviamente bisogna essere in possesso di una macina .

Approfondimenti :

- Dove comprare i semi di Lupino Bianco

- Dove comprare la farina di Lupino Bianco

 

Ott 22

In città, si sà , è praticamente impossibile essiccare le aromatiche all’aperto senza “affumicarle” con lo smog . Personalmente , pur non avendo di questi problemi , a volte , per risparmiare tempo , utilizzo il microonde . Essiccare con il microonde è semplice e richiede pochi minuti . E’ sufficiente lavare ed asciugare le aromatiche che si desidera essiccare , riporle su un piatto e metterle nel microonde a circa 700 W per un tempo variabile che dipende dal tipo di erba aromatica e dalla quantità . Erbe con foglia più spessa , tipo il rosmarino , richiede 2-3 , mentre ad esempio per il prezzemolo può bastare un minuto .

 Una volta che le aromatiche saranno essiccate per bene , si sbriciolano molto facilmente anche con le mani e possono essere conservate in vasetti ermetici .

Io uso questa tecnica anche con le foglie di Stevia : in un minuto sono essiccate !

Non mi sono mai spinta oltre le aromatiche , perchè penso che essiccare con il microonde ad esempio la frutta , rischia solo di “cuocerla” . Anche se , in realtà , potrebbe invece andare bene con il peperoncino e l’aglio , perchè contengono meno acqua .

Ott 14

 

Potere dei motori di ricerca : ero alla ricerca di gadgets stravaganti , e invece mi sono imbattuta in questo “prodotto” decisamente originale .

“Plantable paper” letteralmente significa carta che può essere piantata : trattasi infatti di carta (generalmente riciclata) che contiene semi di fiori . Quindi  il bigliettino , il calendario o segnalibro , dopo l’adempimento del suo scopo primario , può essere interrato e dare vita a splendide piantine di fiori .

Io trovo quest’idea geniale !

Volendo , oltre a comprare oggetti realizzati con questa speciale carta , è possibile realizzarla anche  in casa . Fondamentalmente bisogna seguire lo stesso procedimento di cui ho parlato anche in precedenza nel post ” Riciclare la carta in casa ” , aggiungendo i semi sul telaio dopo aver “filtrato” la poltiglia di carta . Ovviamente si consiglia di inglobare semi piccoli .

Approfondimenti :

-  Dove comprare oggetti con “plantable paper” : http://www.botanicalpaperworks.com/

- Video su come realizzarla a casa (in inglese , ma molto chiaro): http://www.youtube.com/watch?v=lMnLaA8JsIg&feature=fvw

 

Set 19

Coltivare su balconi , davanzali , tetti , verande o addirittura in casa è possibile , purché si sfrutti al meglio lo spazio a disposizione e si rispettino le esigenze delle piante (illuminazione ,terriccio e irrigazione )

 La scelta delle varietà da coltivare :

In base all’esposizione del balcone , si può stabilire la varietà di pianta più adatta da coltivare , ricordando che di norma ciascuna pianta in fase di crescita ha bisogno di almeno 6 ore di luce solare al giorno .
Se il balcone è soleggiato , ovviamente , non c’è nessun tipo di problema . Mentre se si tratta di un balcone ombroso , è possibile coltivare principalmente le lattughe da taglio e le aromatiche . Ad ogni modo sono da privilegiare piante a ciclo vitale breve, ovvero che possono essere raccolti dopo 30-60 gg dalla semina , quali lattuga , valeriana ,spinacio , indivia e rucola . Tuttavia è possibile anche coltivare ortaggi da radice , quali carote , ravanelli , barbabietole , avendo l’accortezza di usare vasi o contenitori leggermente
più profondi e poi via libera anche a pomodori , peperoni , melanzane , zucchine e tutte le aromatiche . Utilizzando una semina “a scalare” , è possibile , inoltre , prolungare i periodi di raccolta per molti mesi : è sufficiente seminare poco , ma più spesso .In base all’esposizione del balcone , si può stabilire la varietà di pianta più adatta da coltivare , ricordando che di norma ciascuna pianta in fase di crescita ha bisogno di almeno 6 ore di luce solare al giorno .Se il balcone è soleggiato , ovviamente , non c’è nessun tipo di problema . Mentre se si tratta di un balcone ombroso , è possibile coltivare principalmente le lattughe da taglio e le aromatiche . Ad ogni modo sono da privilegiare piante a ciclo vitale breve, ovvero che possono essere raccolti dopo 30-60 gg dalla semina , quali lattuga , valeriana ,spinacio , indivia e rucola . Tuttavia è possibile anche coltivare ortaggi da radice , quali carote , ravanelli , barbabietole , avendo l’accortezza di usare vasi o contenitori leggermentepiù profondi e poi via libera anche a pomodori , peperoni , melanzane , zucchine e tutte le aromatiche . Utilizzando una semina “a scalare” , è possibile , inoltre , prolungare i periodi di raccolta per molti mesi : è sufficiente seminare poco , ma più spesso .

 Esempio di semina a scalare :

Una confezione di spinaci contiene 15 g di semi . Istintivamente verrebbe spontaneo seminare i 15 g in un’unica volta : in questo caso si avrebbe tanta verdura (di gran lunga superiore alle reali esigenze di una famiglia) , ma per poco tempo . Tuttavia seminando , ad esempio , 5 g ogni 2 mesi , è possibile raccogliere spinaci sempre freschi e nella quantità realmente necessaria per un periodo più lungo .

Lo spazio :

Per sfruttare al meglio tutto lo spazio a disposizione , si fa ricorso a vasi  con ganci al soffitto , graticci , fioriere che eventualmente possono essere agganciate all’interno e all’esterno delle ringhiere. Tutto ciò , ricordando sempre di disporre le piante su altezze differenti , in modo tale da non farsi ombra a vicenda .
In commercio si trovano delle strutture studiate appositamente per creare delle gradinate per i vasi , ma in realtà possono andar bene anche vecchie cassette della frutta , disposte al di sotto dei vasi in maniera tale da creare i dislivelli .
Dunque è indispensabile usare lo spazio anche in altezza , con mensole o vasi a muro .
Altra idea interessante è la possibilità di usare il davanzale di una finestra ben illuminata come serra , eventualmente isolando il vano con un pannello di plexiglas trasparente , per evitare la dispersione di calore.
N.B.:Prima di inserire le piante nella “Finestra-serra” , è buona norma
testare la temperatura che non deve superare i 25 ° C .Per sfruttare al meglio tutto lo spazio a disposizione , si fa ricorso a vasi  con ganci al soffitto , graticci , fioriere che eventualmente possono essere agganciate all’interno e all’esterno delle ringhiere. Tutto ciò , ricordando sempre di disporre le piante su altezze differenti , in modo tale da non farsi ombra a vicenda .In commercio si trovano delle strutture studiate appositamente per creare delle gradinate per i vasi , ma in realtà possono andar bene anche vecchie cassette della frutta , disposte al di sotto dei vasi in maniera tale da creare i dislivelli .Dunque è indispensabile usare lo spazio anche in altezza , con mensole o vasi a muro .Altra idea interessante è la possibilità di usare il davanzale di una finestra ben illuminata come serra , eventualmente isolando il vano con un pannello di plexiglas trasparente , per evitare la dispersione di calore.N.B.:Prima di inserire le piante nella “Finestra-serra” , è buona normatestare la temperatura che non deve superare i 25 ° C .

Il terriccio :

Per la coltivazione in vaso , sia di ortive che di piante da fiore , si consiglia l’utilizzo di una miscela di terriccio , composta da torba , terriccio universale ( salvo esigenze specifiche di acidità ) , ciottoli e sabbia di fiume : tale miscela consente il deflusso dell’acqua in eccesso e una libera circolazione dell’aria , entrambi fattori importanti per la prevenzione di muffe e marcescente .

L’irrigazione :

Non esiste una regola generale per stabilire quante volte alla settimana occorre annaffiare le piante in vaso , in quanto le variabili sono elevate . Molto infatti dipende dall’esposizione al sole del balcone , dalla varietà della pianta , dall’ampiezza e dal materiale del vaso ( i vasi in terracotta trattengono l’acqua meno che quelli in plastica ) e dalla stagione . In linea di massima , in estate può essere necessario annaffiare anche tutti i giorni , se il terriccio appare arido e la pianta sofferente (preferibilmente al mattino o nel tardo pomeriggio) . In inverno , invece , si possono diradare o addirittura sospendere , in caso di piogge .
Ad ogni modo , è più semplice rimediare ai danni provocati dalla carenza di acqua che a quelli derivati da un eccesso , in quanto la carenza d’acqua determina da subito la perdita di turgidità di foglie e fusto e la reidratazione avviene dopo pochi minuti dalla somministrazione di acqua , mentre un eccesso determina la marcescenza di radici e fusto e il processo è irreversibile .

Caldo e freddo :

Dal momento che le radici delle piante in vaso sono più esposte agli sbalzi di temperatura rispetto a quelle coltivate in piena terra , occorre isolarle con uno strato pacciamante di corteccia di pino e , in caso di gelate , avvolgere le piante i TNT (tessuto non tessuto) .

 Ti è piaciuta questa piccola guida ? Scaricala gratuitamente in pdf cliccando qui con tasto destro e selezionando  ”Salva oggetto con nome…”

 Altri spunti :

Libri
-L’orto sul balcone — Editore Giunti
-L’orto in città — Editore L’airone

Youtube

- Giardini Urbani Pensili [bellissimo!!!]

- ORTOURBANO SUL BALCONE

Mar 02

Nella mia cucina l’unico prodotto che non manca mai è il Tabasco , la mitica salsa piccante .

Personalmente trovo che stia bene su tutto , dai legumi , alla pasta , dalle verdure …alla frutta ! :) Si,si…proprio la frutta !!!

Consiglio vivamente di provarlo sull’anguria molto fredda : l’asprigno del tabasco viene addolcito dall’anguria e la piccantezza viene seguita dalla freschezza del frutto …davvero da provare!

Il nome “Tabasco” deriva dalla varietà di peperoncini utilizzata . Io , in realtà , ho utilizzato il peperoncino di Cayenna , che tuttavia hanno lo stesso valore nella scala di Scoville ( unità di misura della “piccantezza” ).

La ricetta originale , dunque , prevede l’utilizzo di peperoncino “Tabasco” ed anche una macerazione degli ingredienti in botti di quercia per tre anni ed un invecchiamento del composto in nuove botti per qualche settimana .

Dal momento che credo che nessuno abbia in casa botti di quercia , ma nemmeno tre anni di paziente per l’attesa..di seguito riporto la ricetta riveduta e corretta che ho trovato su Wikipedia !

Occorrente :

- 640 grammi di peperoncini freschi e ben maturi

- 20 grammi  di sale grosso

- 20 cl di aceto di vino bianco

La preparazione è molto semplice : bisogna lasciare in macerazione per almeno un mese i peperoncini (semi inclusi) ben tritati con il sale in un recipiente sterile e chiuso con un tovagliolo . Dopo il primo mese di macerazione ( l’ideale sarebbe  anche per un periodo più lungo ), si trasferisce il composto in un nuovo recipiente sterile e si aggiunge l’aceto . Dopo una settimana , si può filtrare il composto , eventualmente si corregge di sale e si ripone in frigo .

Io l’ho fatto in autunno .. ed è incredibilmente indistinguibile dall’originale ! Inoltre si conserva bene , grazie proprio alla presenza di sale e aceto .

Credits :

- Tabasco (salsa) - da Wikipedia

Approfondimenti :

- TABASCO® - il sito ufficiale del Tabasco Macllhenny

Gen 27

Mi sembra incredibile : ho scritto almeno cinque post su come utilizzare le lagenarie ( vedi il bastone della pioggia con la lagenaria longissima , l’ipod ecologico , la zucca dalle mille idee , la mangiatoia per gli uccellini , cesti con la lagenaria ) , ma non ho mai spiegato come ripulirle dalle “incrostazioni” prima di utilizzarle! Bè, cercherò di porre rimedio a questa dimenticanza .

 

 

Per cominciare , c’è da dire che le lagenarie , una volta essiccate , si presentano come nella foto : praticamente si sviluppa una patina polverosa bianco-grigia che va assolutamente rimossa prima di decidere di dipingerle o decorarle . Il modo più semplice e rapido è di scartavetrare con un foglio di carta vetrata molto fine ( tipo una grana 320 ) da usare bagnata .

 

 

 

In alternativa , si potrebbe lavare la lagenaria sotto il getto d’acqua corrente , grattando le incrostazioni con una paglietta per i piatti come viene suggerito qui …ma personalmente temo che la superficie ne risenta in omogeneità e che l’approccio sia un pò troppo aggressivo .

 

Inoltre bagnare completamente la lagenaria comporta dei tempi un pò più lunghi , perchè prima di poter effettivamente iniziare a dipingerla , deve essere perfettamente asciutta .

Tuttavia ritengo molto interessante , invece , la tecnica per ripulire la lagenaria dall’interno , per svuotarla dai semi e dalle membrane che li sostengono .

 

 

 

Nel tutorial infatti si suggerisce di usare un comune scavino per la frutta (ma anche un cucchiaino va benissimo) per grattare via tutto il contenuto della lagenaria . Infine di leviga la superficie interna con carta vetro .

 

 

 

 

 

Volete sapere io come pulisco l’interno delle lagenarie? Semplice , ho applicato una delle frese per unghie , però dopo averla opportunatamente modificate , (l’”aggeggio” non funziona più! :( ) su un trapano e pulisce che è una meraviglia … è o non è anche questo un riciclo creativo? :lol:

Ad ogni modo , è un’operazione che rilascia polvere , quindi , se possibile , è consigliabile procedere all’aperto .

 

 

 

 

Dic 14

stevioncello , limoncello con la stevia (senza zucchero)

Altra idea interessante per poter utilizzare la Stevia al posto dello zucchero .

Premetto che l’idea m’è venuta parlando tempo fa con una persona che fa per lavoro distillati , poi purtroppo ho potuto sperimentare solo ora questa realizzazione poichè quando avevo i limoni nel mio giardino non avevo la stevia …e viceversa !

Fondamentalmente sia la preparazione del limoncello che quella dello sciroppo di stevia hanno un passaggio in comune : ovvero la macerazione in alcol .. dunque l’intuizione è stata immediata!

Come si può vedere dalla foto (peraltro pessima come sempre ..fotografare non è di certo il mio forte :roll: ) , lo “stevioncello” ha il colore dell’olio extravergine non raffinato , mentre di sapore è simile al limoncello , ma in più al sentore di limone si accosta un piacevole “eco” di liquirizia , tipico della stevia .

In famiglia è piaciuto…anche se il colore inizialmente disorienta!

Comunque , bando alle ciance ,passiamo agli ingredienti e alla preparazione .

 

Occorrente per realizzare 2 litri di “Stevioncello” :

  • 1 litro di alcol a 95 °
  • le bucce di 10 limoni biologici medi
  • 150 grammi di foglie di stevia fresca (circa 50 grammi se essiccate)
  • 1 litro di acqua

Procedimento :

Limoncello

Lavare bene i limoni . Sbucciarli con un pelapatate , facendo attenzione a prelevare solo la buccia , tralasciando la parte bianca ( altera il sapore e la trasparenza del liquore) .

A questo punto s’inseriscono le bucce e le foglie di stevia , precedentemente lavate ed asciugate in un recipiente capiente ed ermetico .

 

Si versa l’alcol e si chiude il recipiente , facendo attenzione che le bucce e la stevia siano completamente ricoperti dall’ alcol .

Il tutto và lasciato in macerazione per una settimana .

Successivamente si filtra il composto , che verrà diluito con l’acqua e riposto in bottiglia .

Come il limoncello , si consiglia di servire freddo .

Riguardo la conservazione della foglie di stevia , oltre all’essiccazione , ho provato anche a congelarle con ottimi risultati : le foglie vanno lavate ed asciugate benissimo e poi congelate . Da quanto ho visto , alla fase dello “scongelamento “, malgrado un eventuale shock termico (in realtà quando posso , prima di scongelare qualsiasi cosa , la trasferisco sempre prima dal congelatore al frigo e poi , dopo qualche ora , dal frigo all’esterno ),le foglie hanno mantenuto un ottimo turgore , mantenendosi perfette…come appena raccolte !

Mentre per chi volesse approfondire sull’essiccazione in generale , segnalo l’interessantissima sezione dell’essiccatoio di Veruccia  .

 

 

Ott 28

Sono mesi che cerco un’idea per costruire una serra , semplice da allestire e possibilmente economica . In principio mi sarebbe piaciuto , com’è nel mio stile , sfruttare materiali di recupero , abbassando in questo modo anche i costi delle materie prime . Inevitabilmente utilizzare materiali di recupero in questo caso richiede una manualità e soprattutto una forza fisica che , purtroppo , non ho .

Per questo avevo pensato anche io all’utilizzo di un materiale leggero , flessibile e facile da tagliare ed unire … il PVC ha tutte queste caratteristiche .

Girovagando in rete ho trovato un blog in inglese dedicato interamente alla realizzazione di questo progetto .

serra in pvc.jpg

 

Certo,il risultato è una piccola serra da balcone , però è impressionante vedere in che modo ha retto in presenza di neve .

arcata della serra.jpgTutto questo grazie alla geniale intuizione dell’ideatore che ha concepito la serra con un “tetto spiovente” , molto più resistente e che consente inoltre lo scivolamento dell’acqua e eventualmente della neve .

Nel blog sono riportate tutte le fasi di assemblaggio , inoltre elenca tutto il materiale effettivamente necessario (le misure sono in pollici , in foot e inch : Google ti aiuta anche nelle conversioni! ) .

Indubbiamente è un serra per iniziare : infatti come per gli acquari , si comincia da piccole dimensioni e poi si tende a cercare qualcosa di più grande .

 

 

Per chi , invece , volesse provare direttamente qualcosa di un pò più impegnativo , però anche più grande ( circa 8,5 m X 7,5 m ), c’è un altro progetto , ancora in inglese e in pvc .

 

Questo tipo di serra, oltre ad essere più grande è anche fisso nel terreno (l’altro no!), quindi ha sicuramente una stabilità maggiore . Inoltre alterna vari tipi di materiali , non solo pvc .

Sostanzialmente riproduce  in grande la più classica delle mini serre a tunnel .

 

 

 

Set 01

Zucca AmbercupCome promesso , ecco una delle novità che avevo preannunciato poco prima di congedarmi per le vacanze .

Questa simpaticissima zucca ha qualcosa di fenomenale : ha le sembianze di una zucca stile Halloween … solo che non supera i 15 cm di diametro !

Tuttavia , pur essendo deliziosamente gradevole nell’aspetto , è anche molto buona da mangiare . La polpa interna è gialla e dolce . L’ho provata nel risotto , ma non è molto indicata . Di sicuro eccelle nelle marmellate , soprattutto perchè ha oltretutto un retrogusto che ricorda quello delle castagne .

Pur conoscendo varie ricette per fare in casa la marmellata di zucca ( con spezie e senza ) , ritengo che l’ideale per esaltare il gusto dell’Ambercup sia una ricetta semplice .

Si fa dapprima cuocere con un bicchiere d’acqua la zucca, precedentemente sbucciata e tagliata a dadini  , fino a farla diventare una poltiglia . Successivamente si pesa e si aggiungono 400 gr di zucchero per ogni Kg di zucca cotta . Poi si aggiunge la buccia di un limone grattugiato e si continua a cuocere per almeno un paio d’ore , fino a che la zucca non diventa ben concentrata ,perdendo tutti i suoi liquidi .

Successivamente si versa nei vasetti e si fanno bollire a bagnomaria per circa 15-20 minuti .

 

Ago 03

Occorrente :

  • 1 lagenaria longissima

  • spiedini di legno o chiodi del diametro della lagenaria

  • sassolini

  • striscia di cuoio o nastro largo 1-2 cm

  • colla

  • seghetto o taglierino

  • piccolo punteruolo

  • metro da sarta

  • carta vetrata

  •  

    Rainstk1.jpg (9329 byte) 1. Pulire la superficie esterna della lagenaria con la carta vetrata .

    2.Se avete intenzione di incidere la zucca , decorarla o verniciarla , occorre farlo ora.  

     

    3. Tagliare la lagenaria a circa 15-25 cm (6-10″) dall’estremità .

    4.Ripulire l’interno della zucca dai semi e dalle membrane : il suono del bastone dipende molto dalla cavità creata all’interno della zucca .

    Rainstk2.jpg (21402 byte) 5. Ora che la parte interna della zucca è pulita, prendere il nastro e assicurarlo all’estremità della zucca appena tagliata . Avvolgere il nastro a spirale intorno a tutta la lunghezza della zucca ed fermarla all’altra estremità


    6. Usando il nastro come guida di riferimento, cominciare a perforare con il punteruolo la zucca sopra e sotto il nastro.

    Rainstk4.jpg (9567 byte)  

    7. Rimuovere il nastro e infilare gli spiedini di legno o dei chiodi nel foro superiore fino a che non entri nel foro dell’altro lato della zucca.

     

    8 . Utilizzare un taglierino per tagliare lo spiedo eccedente che sporge fuori dal foro.

    9. Inserire i sassolini all’interno della lagenaria .

    10.Incollare le due parti della zucca con la colla e rinforzare questa giunzione con un collare di cuoio( o tessuto) incollato sopra il taglio per circa 10 cm

    Il vostro bastone della pioggia (rainstick) è pronto .

     

       
    Rainstk5.jpg (20947 byte) Rainstk6.jpg (16544 byte)

    Fonte : http://www.americangourdsociety.org




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